La capacità di multitasking è una delle abilità più discusse degli ultimi decenni. Ma è davvero utile come sembra?
È sinonimo di produttività o rischiamo di cadere nella trappola di voler fare troppo, compromettendo la qualità del nostro lavoro e la nostra serenità?
In questo articolo desidero analizzare il Multitasking sotto un’ottica del tutto nuova, scoprirai da dove nasce, i suoi vantaggi e svantaggi, e soprattutto cosa succede al nostro cervello quando lo sottoponiamo al multitasking.
Infine, ti darò alcuni suggerimenti per gestirlo al meglio.
Significato di multitasking: dall’informatica all’applicazione umana
Pochi lo sanno, ma il termine multitasking deriva dall’informatica e, originariamente, indicava la capacità di un computer di eseguire più operazioni contemporaneamente.
E fino a che lo applichiamo alle macchine, direi che è una genialità che ci permette di risparmiare un sacco di tempo, ma cosa significa multitasking quando lo applichiamo alle persone?
Semplicemente, si riferisce alla capacità di svolgere più attività nello stesso momento o in un breve lasso di tempo, passando rapidamente da un’attività all’altra.
Per esempio:
Rispondere a un’e-mail mentre partecipi a una riunione,
Ascoltare un podcast motivazionale (spero il mio!) mentre cucini o sistemi la casa.
Oppure, cosa che mi ritrovavo spesso a fare quando ero Manager, scrivere al computer mentre facevo una telefonata in viva voce (e mi “sgamavano” pure perché sentivano il rumore dei tasti che pigiavo!)
Questi esempi sembrano banali, ma sono il perfetto specchio della nostra vita quotidiana, sempre piena di impegni e tentativi di fare “di tutto e di più” perché il tempo non è mai abbastanza!
L’origine del termine Multitasking.
La parola multitasking è stata usata per la prima volta negli anni ’60 per descrivere i processori IBM capaci di gestire più attività contemporaneamente. L’idea era rivoluzionaria per l’epoca, ma ben presto il concetto fu applicato anche agli esseri umani, soprattutto con l’avvento della tecnologia e la diffusione di dispositivi come smartphone e computer. L’immagine di una persona che riesce a fare tutto, in ogni momento, è diventata per molti anni un modello a cui ispirarsi.
Per anni infatti le persone, al lavoro e anche in casa, hanno sperimentato (io tra queste) più volte di fare più cose contemporaneamente, sentendosi particolarmente dotate di questi superpoteri che permettevano loro di arrivare a livelli di produttività ben superiori.
Devo però essere sincera: il vero multitasking l’ho conosciuto solo quando sono diventata mamma e abitavo in una città senza alcun aiuto, con un marito che usciva di casa la mattina alle 6:30 e tornava alle otto di sera.
Gestire da sola una bambina piccola, volendo anche spingere il mio primo Business che per me rappresentava la grande opportunità di cambiare vita, mi ha spinta a sviluppare capacità di multitasking che non avevo mai raggiunto neppure quando ero manager e viaggiavo in tutta Italia per gestire le varie amministrazioni dell’azienda in cui lavoravo.
E sicuramente molti vantaggi li ho avuti.
“Ok, Luana”, dirai, “quali sono i vantaggi del multitasking?”
Come ho anticipato sopra, il multitasking sembra essere una super capacità.
Quando combini attività che non richiedono molta concentrazione (es. ascoltare un podcast mentre cammini), il multitasking può farti risparmiare tempo. Quindi direi che un primo grande vantaggio del Multitasking è quello di portare alla massima efficienza compiti che di per sé sono davvero molto semplici.
Inoltre, in contesti dinamici, come il lavoro o la gestione familiare, il multitasking può aiutarti a rispondere rapidamente a più richieste che richiedono davvero poco impegno.
Infine, diciamocelo, il multitasking ci dà quella sensazione di essere super produttive e quasi invincibili: la capacità di fare tante cose in poco tempo, ci dà una gratificazione immediata, aiutandoci a sviluppare (finalmente!) qualche pensiero positivo su noi stesse.
Eh sì, perché il nostro dialogo interno ci loda solo quando ci comportiamo “da brave ragazze”.
Gli svantaggi del multitasking
Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia che dobbiamo analizzare. Dietro l’apparente utilità del multitasking si nascondono numerosi limiti, soprattutto quando si tratta di attività che richiedono la nostra attenzione e precisione.
- Il multitasking ci porta ad una generale perdita di concentrazione: il cervello non riesce davvero a svolgere più compiti complessi contemporaneamente. Piuttosto, passa rapidamente da un’attività all’altra, generando uno “spreco” di energie mentali e riducendo la qualità del lavoro.
- Inoltre, secondo diversi studi, le persone che si dedicano al multitasking tendono a fare più errori, perché non riescono a mantenere l’attenzione sui dettagli di ogni singola attività.
- Il continuo passaggio da un’attività all’altra crea un sovraccarico per il cervello, portando a stress e, nel lungo termine, a un calo delle performance… e indovina un pò quale sarà il nostro dialogo interno in quel momento?
- Infine il multitasking limita la capacità del cervello di trattenere informazioni importanti, poiché non consente al nostro sistema cognitivo di processarle adeguatamente: cala di brutto la nostra memoria!!!!!
Da esperta di Neuroscienze non posso non chiedermelo: Che cosa succede al nostro cervello quando siamo in modalità multitasking?
Quando ci immergiamo nel multitasking, il nostro cervello entra in uno stato di “switch costante”. In pratica, anziché concentrarsi su due attività contemporaneamente, alterna velocemente l’attenzione dall’una all’altra. Questo processo ha delle conseguenze sul nostro cervello, e no, non sono positive!
Innanzitutto, ci porta ad una riduzione della velocità di elaborazione delle informazioni: ogni volta che “cambiamo focus”, il cervello impiega tempo per adattarsi alla nuova attività.
Aumenta la produzione di cortisolo: questo ormone dello stress viene rilasciato quando il cervello si trova sotto pressione, portando a un senso di ansia e affaticamento.
Ed infine c’è una drastica diminuzione della creatività: il multitasking non lascia spazio per il pensiero profondo, necessario per trovare invece soluzioni alle sfide e ai nostri problemi.
Allora Luana, il multitasking fa bene o fa male?
La risposta è: dipende. E adesso ti spiego che cosa intendo.
Nonostante i suoi limiti, il multitasking può essere utile in alcune specifiche situazioni, a patto di saperlo gestire. Nell’articolo come essere più produttivi , ti ho già parlato del “Deep Work” e di come dovremmo suddividere le nostre attività giornaliere in attività in cui non siamo disturbabili, e in attività più semplici, in cui possiamo essere disturbati.
Suggerimenti per padroneggiare il multitasking
E se posso darti dei suggerimenti, eccoli:
- Non dedicarti al multitasking la mattina: inizia ogni giornata identificando le attività più importanti. Lavora prima su quelle che richiedono maggiore concentrazione, lasciando le attività più semplici per momenti in cui sei più distratta.
- Evita il multitasking per i compiti complessi: se stai scrivendo un articolo di blog (come sto facendo io adesso) o se stai preparando una presentazione, spegni le notifiche, metti il telefono in modalità aereo e dedicati a una cosa alla volta.
- Non farti distrarre da niente e nessuno: pratica il Deep Work! Dedica blocchi di tempo (es. 60-90 minuti) a compiti che richiedono alta concentrazione, senza interruzioni. Questo metodo, come abbiamo visto in precedenti articoli, è una delle chiavi per massimizzare la produttività.
- Invece di saltare di palo in frasca, usa la tecnica del batching: raggruppa attività simili e svolgile in sequenza. Ad esempio, rispondi a tutte le email in un momento specifico, anziché distrarti continuamente durante la giornata.
- Impara a delegare: non puoi fare tutto. Delegare le attività meno importanti ti permette di concentrarti su ciò che davvero conta.
- Fai delle pause in cui ti muovi: alterna momenti di lavoro intenso a brevi pause rigeneranti in cui cammini o ti esponi all’aria aperta, meglio se al sole. Queste strategie alterano la chimica del tuo corpo e ti portano ad un immediato beneficio. Infatti, aiutano il cervello a ricaricarsi e migliorare la concentrazione.
Tutte le volte che invece puoi fare cose semplici e che non richiedono uno sforzo cognitivo, (come camminare e ascoltare musica) oppure camminare e fare una telefonata, o cucinare e chiacchierare del più e del meno con la tua famiglia va bene.
Non andrebbe bene invece fare un’attività semplice e una che richiede anche il benché minimo sforzo cognitivo, come per esempio camminare (attività semplice) ed ascoltare un podcast (attività che richiederebbe uno sforzo), perché se davvero vuoi capire quello che ascolti ci vorrebbe concentrazione.
Il multitasking è un alleato o un nemico?
Come abbiamo visto la capacità di multitasking può essere utile per gestire compiti semplici o automatizzati, ma rischia di diventare controproducente quando si tratta di attività che richiedono attenzione e precisione.
In un mondo in cui siamo sempre più distratti, il vero superpotere non è fare tutto contemporaneamente, ma concentrarsi su una cosa alla volta e farla bene, portandola a termine!
La prossima volta che ti troverai a fare mille cose insieme, fermati e osservati: “Sto davvero facendo un buon lavoro o sto solo riempiendo (e male!) il tempo?”. La risposta, a volte, potrebbe sorprenderti. E ricorda: la vera produttività nasce dalla qualità, non dalla quantità!
Il multitasking può sembrare una risorsa preziosa, ma spesso rischia di diventare un ostacolo alla produttività e al benessere. Trovare il giusto equilibrio tra efficienza e consapevolezza è fondamentale per raggiungere i propri obiettivi senza sentirsi sopraffatte.
Mi presento: sono Luana Svaizer, coach al femminile, e aiuto le donne a sviluppare maggiore consapevolezza, sicurezza e strumenti concreti per affrontare al meglio le sfide quotidiane. Se senti il bisogno di migliorare la gestione del tempo e lavorare su strategie più efficaci per la tua crescita personale e professionale, sarò felice di affiancarti in questo percorso.
